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"Vivos voco, Defunctos ploro,
Nimbum fugo, Festa decoro"
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La Campana |
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Secondo alcune tradizioni le campane comunicano con l'Eterno, levando alta la voce dell'uomo. Secondo altre, invece, la campana è ''la voce di Dio''. Comunque, questo strumento è , in tutte le culture, il mezzo di comunicazione privilegiato tra divino e umano. Le campane hanno però anche il compito, molto più ''terreno'', di comunicare eventi importanti a tutta la comunità. In tempi in cui non esistevano mezzi di comunicazione di massa e giornali, le campane svolgevano il ruolo della ''radio'' locale: mediante linguaggi in codice musicale, spesso specifici delle singole comunità, si potevano annunciare nascite (sesso del neonato incluso) e morti, matrimoni, catastrofi climatiche, guerre e magari anche l'arrivo in paese di un personaggio importante. I campanili fungevano, poi, anche da vere e propie postazioni di comunicazione tra comunità vicine, passandosi l'un l'altro le notizie più importanti e diffondendole così in un'area anche molto vasta. Con l'andare del tempo e lo svilupparsi delle tecniche di fusione, si è cercato di ''potenziare'' questa voce, costruendo campane sempre più grandi.
La campana più grande del mondo è quella ''dello Zar'' (Zar kolokol) fusa nel 1737: pesa ben 190 tonnellate! Si trovava su una torre del Cremlino, ma durante l'invasione napoleonica crollò a terra e lì si trova ancora. Anche la seconda e la terza campana del mondo si trovano a Mosca, mentre la più grande campana italiana , che pesa ''solo'' 22, 5 tonnellate, è, curiosamente, una campana ''civile'': si tratta della ''Maria Dolens'', fusa nel 1964. L'originale ''Maria Dolens'' fu in realtà fabbricata nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni che avevano combattuto la Prima Guerra Mondiale, ma diversi problemi di suono e struttura constrinsero a rifare 3 volte tra il 1925 e il 1964 questa campana della pace. |
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Definizione |
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Il termine ''campana'' deriva da Campania, la regione dove per la prima volta le campane furono usate a scopo rituale. Le campane sono strumenti di forma vascolare, generalmente in metallo, ma a volte anche in legno, vetro o terra cotta. Possono essere classificate come idiofoni (strumento il cui corpo vibrante è il corpo stesso dello strumento) o, più semplicemente come strumenti a percussione. Le vibrazioni sono massime ai bordi e diminuiscono verso la sommità della calotta.
Esistono due tipi di campane: quelle fornite di battaglio interno (le più diffuse in Occidente) e quelle che vengono percosse dall'esterno con un ''martello'' (le classiche campane orientali). Le forme delle campane variano secondo il contesto culturale, l'uso e il materiale di costruzione. In genere le grandi campane con battaglio sono fuse in bronzo (lega rame-stagno) e vengono ancorate ad una struttura di ferro chiamata castello; questo tipo di campana solitamente è installata nella ''cella campanaria'' dei campanili o delle torri civiche. Le campane possono avere diametri diversi, da pochi centimetri fino a vari metri La Czar Kolokol è la più grande campana esistente, misura quasi sette metri di diametro (diam. mt. 6,82, altezza mt. 7,47, spessore mt. 0,49) è la campana maggiore di un concerto di grandi campane risalente al 1817 installato sulla torre più alta della cattedrale del Kremlino che ora, essendo rotta, è in bella mostra sulla Piazza Rossa di Mosca. Esistono, però, anche campanelle da tavolo, di piccole dimensioni, spesso d'argento ed artisticamente elaborate, munite d'impugnatura, utilizzate genericamente per richiamare l'attenzione, a tavola per chiamare il personale di servizio o talvolta, durante la messa, per indicare ai fedeli al momento dell'elevazione quando inginocchiarsi e rialzarsi secondo la liturgia. |
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Forma, Dimensioni, Iscrizioni |
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Contrariamente a quanto si pensa, la forma delle campane può essere molto diversa secondo il periodo, il materiale e lo scopo per cui sono state costruite. Le pareti possono essere concave o convesse, emisferiche, a forma di botte o di tulipano. In sezione possono essere rotonde, quadrate, rettangolari, ellittiche o poligonali. Le campane cinesi hanno spesso il profilo della bocca costruito in modo da ripodurre la sagoma stilizzata del fior di loto. Le campane precristiane erano, in Europa, tutte di dimensioni ridotte (''tintinnabula aurea'') e anche le prime campane cristiane, realizzate nei monasteri, erano piuttosto piccole, fatte con lastre di ferro battuto, squadrate e rivoltate, simili ai campanacci delle mucche. Le campane in bronzo cominciarono ad essere prodotte solo intorno all'VIII secolo: la tecnica di fusione, infatti, pur essendo nota in era precristiana, fu perduta durante il periodo delle invasioni barbariche. La fusione del bronzo permise di costruire campane più grandi e dalle pareti più spesse (nel IX secolo si raggiungono 4 quintali) e di mantere un maggior controllo della forma della campana, che comincia a diventare prevalentemente rotonda. Nell'XI secolo le altissime torri gotiche costrinsero i fonditori a costruire campane sempre più grandi e potenti: nacquero così le classiche campane a forma di tulipano, strette e arrotandate in cima e con un lungo ventre che si allarga sul fondo. Entro il XIII secolo questa divenne la forma più diffusa, ma cambiò lievemente intorno al 1400, diventando più corta e concava, con una parte superiore (detta ''cielo'') più larga.
Quanto all'abitudine di decorare le campane con iscrizioni o motivi decorativi vari, si può dire che abbia un'illustre precedente nelle campane Chou (1122 a.C.-221 a.C.) che erano adornate con motivi simbolici attaccati alla superfice dello strumento con la tecnica della cera persa. Alcune campane risalenti agli inizi del 600 (come quelle di Villalago e di San Gallo in Svizzera) portano nel bronzo una datazione in numeri arabi, ma con l'andar del tempo decorazioni e iscrizioni si fecero sempre più raffinate. Piuttosto curiosa è l'iscrizione rinvenuta su una campana del 1408 che recita:
SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS
(Il Creatore potente in ogni luogo regge le opere e le sfere celesti) La particolarità di questa iscrizione è che si tratta di una frase palindroma, cioè di una frase che fornisce la stessa lettura anche procedendo a ritroso. |
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Origine e storia dei sacri bronzi |
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L'origine delle campane è misteriosa. La Bibbia ne attribuisce l'invenzione a Jubal, creatore di tutti gli strumenti musicali, ma l'unica cosa certa che sappiamo riguardo l'uso della campana presso Israele è che il Sommo Sacerdote indossava una tunica fornita di moltissimi sonagli d'oro. Quanto all'Europa, gli esemplari più antichi sono quelli in terracotta rinvenuti a Creta e databili al II millennio a.C. Non si può però dire che si tratti delle campane così come noi le conosciamo. Esemplari più simili all'attuale campana compaiono invece in Cina durante la dinastia Chou (1123-247 a.C.) e in India. Dai mosaici di Pompei sappiamo che le campanelle erano usate dai Romani per richiamare i bagnanti alle terme, ma la forgiatura di vere e proprie campane è legata, in Europa, alla diffusione del Cristianesimo.
Secondo la tradizione, il primo ad usare le campane come mezzo di adunata fu San Paolino, vescovo di Nola, nel V secolo d.C. La parola italiana campana deriverebbe quindi da Campania, cioè dal luogo in cui ne fu per la prima volta istituito l'uso rituale. La Chiesa, comunque, ritualizzò l'uso delle campane solo nell'XI secolo. In questo stesso periodo sono documentati i fonditori di campane itineranti, che sostituirono la fonditura nei monasteri, e cominciarono a comparire le campane a forma di tulipano, la cui maggior risonanza era richiesta dai grandi campanili gotici. |
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La fusione e i fonditori
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La lega di bronzo in cui sono realizzate le campane è, generalmente, composta da circa quattro parti di rame e una di stagno. Lo stagno ha la caratteristica di addolcire la sonorità, anche se rende la lega più morbida e quindi più ''vulnerabile'' ai colpi del battaglio, che è di ferro dolce. Normalmente si adopera quindi una lega costituita da stagno per il 22% e bronzo per il 78%. Lo stagno potrebbe essere sostituito anche dall'argento, che conferirebbe certamente alla campana grandi qualità sonore, ma una lega contenente all'incirca il 20% d'argento avrebbe costi esorbitanti. L'argento è però talvolta presente, in percentuali minime, nella lega delle campane antiche per ragioni riconducibili all'abitudine, legata alla devozione popolare, di gettare monili d'argento e talvolta anche d'oro nel crogiuolo di colata dei ''sacri bronzi''; ovviamente tali minime quantità non potevano assolutamente produrre significative variazioni della sonorità delle campane.
Nel processo di fusione vengono utilizzate una forma in mattoni e creta detta ''maschio'', molto compatta e dura, che riproduce l'aspetto della parte interna della campana, a cui viene applicato uno strato di materiale argilloso misto a fibre naturali, meno duro e facilmente rimuovibile che riproduce la futura sagoma esterna. Su tale sagoma, detta ''falsa campana'', che costituisce la forma complessiva definitiva della nascente campana, mediante un sottile strato di cera vengono fissati i modelli delle decorazioni e delle iscrizioni. Il tutto viene quindi racchiuso da un'altra forma in creta, ''la camicia'', le cui pareti saranno determinate dalla finta campana completata dalle sovrastanti scritte, decorazioni e fregi applicati in cera, cui la falsa campana deve aderire perfettamente. Si procede quindi alla cottura delle due forme in creta così sovrapposte; tale cottura provoca subito lo scioglimento del sottile strato di cera usata per le decorazioni, le cui impronte restano perfettamente impresse nella parete interna della camicia che in tal modo costituisce l'esatto aspetto esteriore (in negativo) della nascente campana. Compiuta l'operazione di cottura, la camicia viene tolta per consentire la ripulitura del maschio mediante l'asportazione dello strato morbido che vi era stato applicato, creando quindi il volume e la forma che sarà occupato dalla colata del bronzo. Dopo questa delicata operazione, la camicia viene di nuovo perfettamente riconnessa al maschio e disposta nella buca di colata e il metallo fuso (temperatura di fusione 1100° C) viene finalmente fatto colare tra le due forme. Dopo il raffreddamento, che può durare spesso anche molti giorni, la forma viene aperta e la campana pulita e levigata appare completa per essere ammirata.
La fonditura delle campane è un'arte difficile e molto delicata e si basa innanzi tutto su un preciso progetto rappresentato, in estrema sintesi, dal profilo della campana, da cui dipendono la grandezza, la nota musicale, l'attonatura e la gradevolezza del suono. Le campane venivano inizialmente fuse nei monasteri, ma intorno all'XI secolo cominciarono ad apparire i fonditori itineranti, figure spesso leggendarie, disposte a gettarsi nel crogiuolo se la fonditura non fosse riuscita alla perfezione. I più grandi fonditori del mondo furono i belgi e gli olandesi: i due massimi rappresentanti di questa categoria furono François e Pierre Hémony, due fonditori belgi del XVII secolo. In Italia, i più celebri fonditori furono i maestri lucchesi, pisani e fiorentini: Vennes Pisanus Dainensis Aretinus tanto per citare i nomi più noti del XIV secolo. Esistono famiglie che si sono tramandate quest'arte per secoli (i Campanato a Venezia fusero campane per tre secoli) e che continuano tutt'oggi. Nella lunga successione padre-figlio può naturalmente capitare che il figlio sia una figlia: le donne che si cimentarono con successo in questo tipo di artigianato furono numerose: ricordiamo Camilla, Pantasilea e Barbara, una dinastia di fonditrici di Sant'angelo in Vado nelle Marche. |
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La consacrazione |
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Dal momento che l'uso delle campane è divenuto generalizzato, esse sono divenute degne del culto divino. Ma perché consacrare le campane? Un liturgista così interpretava: ''Affinché si sappia che, come gli uomini, così anche le inanimate cose per ragione della benedizione e consacrazione, addivengono idonee per essere usate nel divino culto''. Essendo necessario ungerle col Sacro Crisma, solo un Vescovo può degnamente benedire le campane, né essi possono delegare alcuno senza uno speciale indulto. Il papa Giovanni XIII (965-972) introdusse la benedizione delle campane con un rituale veramente speciale, quando per la prima nel 968 benedisse delle campane; erano le campane della Basilica di San Giovanni in Roma. Quel rito di benedizione fu codificato e da allora migliaia di campane sono state consacrate e benedette. I rito, come nel battesimo prevede l'uso dell'acqua benedetta, l'Olio Santo degli infermi, il Santo Crisma e l'imposizione del nome.Si trattò di una vera e propria innovazione liturgica perché la cosa era proibita ai tempi di Carlo Magno. Ne nacque una lunga querelle, ma alla fine vinse il partito favorevole al battesimo delle campane, giungendo anche a consentire che il rito ammettesse anche padrini e madrine e che vi si utilizzassero l'acqua, il sale, l'aspersorio, gli asciugamani, il vaso dell'olio per gli Infermi, il Sacro Crisma, l'incenso, la mirra, il turibolo col fuoco. Il Vescovo, con pastorale e vestito di amitto, camice, cingolo, piviale bianco e mitra semplice procede nel rito e per questo la campana deve essere posta in posizione adatta. Durante il rito il Vescovo reciterà i salmi Miserere, Deus in nomine tuo salvum me fac, Miserere mei, Deus misereatur nostri, Deus in adiutorum meum indende, Inclina Domine auream tuam e il De profundis. nella parte centrale del rito, il Vescovo reciterà i salmi Lauda anima mea dominum,Laudate Doiminum quoniam bonus est, lauda Jerusalem Dominum, Laudate Dominum de coelis, Laudate Dominum in Sanctis eius. La succesiva lavatura significa che ciò che serve al culto deve essere mondo. Dopo l'inno del Gloria patri l'officiante farà un segno di croce col pollice destro sulla campana, dopo averlo intinto nell' Olio degli infermi; poi deporrà la mitra e pronuncerà un'orazione in cui prega lo Spirito Santo di santificare la campana che deve dare letizia e speranza ai fedeli. Ci sarà quindi la lettura di un'altra orazione, l'asciugatura del segno di croce fatto, l'intonazione di un'antifona e i Salmo 28. Poi ancora con l'Olio degli infermi il celebrante formerà sette croci sull'esterno della campana e quattro sull'interno; infine sarà il momento dell'incenso, timiana e mirra, mentre dopo l'antifona Deus in Sancto, sarà cantato il Salmo 76. Il Vescovo concluderà con un segno di croce sulla campana. Perché un rituale così Importante? Perché la campana è amore, è festa, è richiamo e gioia, ma anche dolore e conforto per chi crede (…). |
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Le leggende |
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"Croagh Patrick", Monte di S. Patrizio, Contea di Mayo, Irlanda |
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Le campane sono in tutte le culture sia strumenti musicali che, in qualche modo, strumenti di culto. Poiché esse chiamano a raccolta non solo gli uomini, ma anche esseri soprannaturali, non è per niente strano che siano circondate da leggende. Si dice che il loro suono impedisca al diavolo di rapire i bambini e che allontani i temporali. Pare che alcune campane suonino da sole per annunciare sventure; altre pronunciano il nome di chi le ha fuse o donate oppure di persone scomparse. Ecco qualche storia
Il pellegrinaggio del Venerdì Santo (Francia, Olanda) Secondo questa leggenda, la notte del Venerdì Santo le campane di tutte le chiese si levano in volo e raggiungono Roma, dove vengono benedette dal papa (secondo alcune varianti le campane per l'occasione si riempiono di uova di cioccolata). Ritornano poi, silenziose, nei loro campanili, dove il giorno di Pasqua suoneranno a festa. La leggenda è sicuramente legata all'usanza di ''legare'' le campane a ricordo della passione e morte di Cristo per poi ''scioglierle'' durante la messa pasquale.
Una campana per tutto l'Impero (Giappone) Un fonditore si vantava con tutti di saper ''colare'' una campana il cui suono si sarebbe udito in tutto il Giappone. L'Imperatore, venuto a sapere delle sue vanterie, ordinò al fonditore di costruire questa campana. Il fonditore compì incredibili fusioni di leghe preziose, ma non approdò ad alcun risultato. Ben conscio di rischiare la vita se non fosse riuscito ad esaudire il desiderio imperiale, il fonditore si accinse all'ultimo tentativo. Quando il crogiuolo stava per essere versato nell'immensa forma della campana, la sua figlia prediletta vi si gettò, convinta che il sangue di una vergine fosse la componente che mancava alla lega perché divenisse perfetta. E così avvenne.
Clog an udachta ovvero la campana del testamento (Irlanda) Secondo le indicazioni del suo angelo custode, San Patrizio (389-461) si ritirò sul monte dell'Aquila (ora si chiama Croagh Patrick, ''Monte di Patrizio'') e vi trascorse 40 giorni in preghiera per ottenere una speciale benedizione divina per la sua opera di evangelizzazione dell'Irlanda. Allora tutti i demoni che abitavano l'Irlanda unirono le loro forze per tentare il santo e distoglierlo dai suoi propositi. Essi si radunarono intorno al monte assumendo l'aspetto di un enorme stormo di uccelli predatori e gli uccelli erano così tanti che coprirono l'intera montagna, come una nuvola. San Patrizio non riusciva a vedere né il cielo né la valle e le sue preghiere sembravano vane. Poi il santo suonò la sua campanella. Il suono si udì in tutte le valli e le colline e lo stormo cominciò a disperdersi. Patrizio, allora, gettò la campana contro gli uccelli che andarono a gettarsi nel mare. Per sette anni non si trovò in Irlanda alcun segno di male. |
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