Definizione, storia ed etimologia della campana

Il termine ''campana'' deriva da Campania, la regione dove per la prima volta le campane furono usate a scopo rituale.

Le campane sono strumenti di forma vascolare, generalmente in metallo, ma a volte anche in legno, vetro o terra cotta. Possono essere classificate come idiofoni (strumento il cui corpo vibrante è il corpo stesso dello strumento) o, più semplicemente come strumenti a percussione.

Le vibrazioni sono massime ai bordi e diminuiscono verso la sommità della calotta.

Esistono due tipi di campane: quelle fornite di battaglio interno (le più diffuse in Occidente) e quelle che vengono percosse dall'esterno con un ''martello'' (le classiche campane orientali). Le forme delle campane variano secondo il contesto culturale, l'uso e il materiale di costruzione.

 

In genere le grandi campane con battaglio sono fuse in bronzo (lega rame-stagno) e vengono ancorate ad una struttura di ferro chiamata castello; questo tipo di campana solitamente è installata nella ''cella campanaria'' dei campanili o delle torri civiche. Secondo alcune tradizioni le campane comunicano con l'Eterno, levando alta la voce dell'uomo. Secondo altre, invece, la campana è ''la voce di Dio''.

Comunque, questo strumento è , in tutte le culture, il mezzo di comunicazione privilegiato tra divino e umano. Le campane hanno però anche il compito, molto più ''terreno'', di comunicare eventi importanti a tutta la comunità.

In tempi in cui non esistevano mezzi di comunicazione di massa e giornali, le campane svolgevano il ruolo della ''radio'' locale: mediante linguaggi in codice musicale, spesso specifici delle singole comunità, si potevano annunciare nascite (sesso del neonato incluso) e morti, matrimoni, catastrofi climatiche, guerre e magari anche l'arrivo in paese di un personaggio importante.

I campanili fungevano, poi, anche da vere e proprie postazioni di comunicazione tra comunità vicine, passandosi l'un l'altro le notizie più importanti e diffondendole così in un'area anche molto vasta.

Con l'andare del tempo e lo svilupparsi delle tecniche di fusione, si è cercato di ''potenziare'' questa voce, costruendo campane sempre più grandi.


La campana più grande del mondo è quella ''dello Zar''
(Tsar Kolokol) fusa nel 1737: pesa ben 190 tonnellate, misura quasi sette metri di diametro (diam. mt. 6,82, altezza mt. 7,47, spessore mt. 0,49) è la campana maggiore di un concerto di grandi campane risalente al 1817, installata sulla torre più alta della cattedrale del Kremlino durante l'invasione napoleonica crollò a terra e lì si trova ancora, in bella mostra sulla Piazza Rossa di Mosca. Anche la seconda e la terza campana del mondo si trovano a Mosca, mentre la più grande campana italiana , che pesa ''solo'' 22, 5 tonnellate, è, curiosamente, una campana ''civile'': si tratta della ''Maria Dolens'', fusa nel 1964.


L'originale ''Maria Dolens'' fu in realtà fabbricata nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni che avevano combattuto la Prima Guerra Mondiale, ma diversi problemi di suono e struttura constrinsero a rifare 3 volte tra il 1925 e il 1964 questa campana della pace.

Le campane possono avere diametri diversi, da pochi centimetri fino a vari metri come La Tsar Kolokol di cui abbiamo parlato.  

Esistono, però, anche campanelle da tavolo, di piccole dimensioni, spesso d'argento ed artisticamente elaborate, munite d'impugnatura, utilizzate genericamente per richiamare l'attenzione, a tavola per chiamare il personale di servizio o talvolta, durante la messa, per indicare ai fedeli nel momento dell'ostensione quando inginocchiarsi e rialzarsi secondo la liturgia.

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